Wildfire Italia – Fuoco Selvaggio

'Per un mondo libero da armi nucleari' perchè chiunque ha nozione e coscienza di che cosa vuol dire un'esplosione nucleare si rende conto che disporre di migliaia di ordigni nucleari è stupido

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Wildfire – versione italiana – italian version

Posted by albagiorgio su 12 agosto 2013

Wildfire>_ Notizie

[Nota: la seguente è una traduzione non espressamente autorizzata dal sito http://www.wildfire-v.org ]

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9 Agosto 2013 – Oggi, sono 68 anni dopo quello che Wildfire>_ è determinato ad assicurare sia l’ultimo uso (in guerra NdT) di un arma nucleare , Wildfire>_ condivide una foto e emette una sfida.

La foto fu fatta a Nagasaki da Yosuke Yamahata il giorno dopo il bombardamento. Essa mostra un ragazzo che trasporta il suo giovane fratello gravemente ustionato sulle sue spalle. Wildfire>_ chiama questa foto “l’aiuto non arriverà”. Per noi, essa simbolizza la necessità che gli stati liberi da armi nucleari smettano di aspettare, e si facciano carico del disarmo nucleare da soli – per quanto esso possa sembrare ingiusto. Semplicemente non c’è altro da fare.

La sfida è questa: Wildfire>_ sfida gli stati liberi da armi nucleari (e gli stati meno codardi e ipocriti tra quelli che dipendono dalle armi nucleari) a negoziare un trattato che metta al bando le armi nucleari, che sia firmato a Nagasaki il 9 August 2015, il 70° anniversario del bombardamento, due anni da oggi.

Abbiamo bisogno di spiegare l’effetto che ciò avrebbe? Cambierà il gioco per sempre. Inizia ora – si, tu. L’aiuto non arriverà.

6 Agosto 2013 – Wildfire>_ ricorda il tragico anniversario del primo uso delle armi nucleari riesaminando le idee e le proposte introdotte finora nel facile da ricordare “Gruppo di lavoro indefinito per sviluppare proposte per portare avanti i negoziati sul disarmo nucleare multilaterale per raggiungere e mantenere un mondo senza armi nucleari” (in inglese “Open-ended Working Group to develop proposals to take forward multilateral nuclear disarmament negotiations for the achievement and maintenance of a world without nuclear weapons”).

In un certo senso, il testo dell’acronimo OEWG dice tutto. 68 anni dopo Hiroshima, 45 anni dopo la firma del TNP (NPT), e 17 anni dopo che la Conferenza sul Disarmo ha compiuto il suo ultimo atto, noi siamo ridotti a un gruppo di lavoro che parlerà di proposte sui negoziati. Lasciamo a questa immortale vignetta di Dilbert strip il commento.

Per quanto riguarda le idee e le proposte, anche dopo aver eliminato quelle evidentemente banali (“entrata in vigore del trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari CTBT”, “ritorno al lavoro sostanziale della Commissione sul Disarmo CD”, etc), esse sono una collezione di mortificanti banalità. Almeno RCW a messo in evidenza la giustificazione per un trattato di messa al bando, se non con passione, almeno con una discreta ragionevolezza sul perchè ciò sia l’unica strada per il progresso. La maggior parte delle altre proposte ricade nella larga e futile categoria delle “cose che altre persone dovrebbero fare”. Tre idee valgono una menzione specifica:

1. L’approccio “building blocks” (del progresso per blocchi), evidenziato da un misto di stati dipendenti dalle armi nucleari. Ciò avrebbe la presunzione di essere un miglioramento rispetto all’approccio passo passo “step-by-step”, nella misura in cui il progresso potrebbe essere ottenuto su più blocchi (tematici) allo stesso tempo – ma non lo sarà. Bel tentativo, stati dipendenti dalle armi nucleari.

2. I suggerimenti dall’Austria e dal Messico su varie questioni che potrebbero essere sollevate ed esami che potrebbero essere fatti di assunzioni, dottrine, regimi e requisiti. Questi sono punti interessanti, ma Wildfire>_ sospetta che qualsiasi tale discussione consisterebbe essenzialmente di stati liberi da armi nucleari che parlano tra loro. Noi poniamo la questione se ulteriori analisi e studi possano aggiungere qualcosa.

3. Il più triste di tutti, questo contributo dai membri della Abolition 2000 Task Force. Nove tediose pagine di apologia che fa l’interesse degli stati militarmente nucleari e rappresenta un diretto supporto per lo status quo. Questa è la versione della società civile della Dottrina Hoffmann:  provare a fare la stessa copa per 30 annis, forse questa volta funzionerà …

Wildfire>_ si dispera.

5 Agosto 2013 – Alcuni esempi di quello contro cui Wildfire>_ lotta:

Lagne, desideri e attese

Gru di carta, agitazioni

E’ proprio l’ora di cambiare le regole del gioco.

31 Luglio 2013 – Alcune citazioni illuminanti:

“Noi prenderemo ogni opportunità per perseguire il nostro risoluto impegno verso un mondo senza armi nucleari.” – dichiarazione del Regno Unito presso la CD del 5 Marzo 2013

“Noi abbiamo bisogno del nostro deterrente nucleare tanto oggi così come quando un precedente governo britannico iniziò questo progetto oltre sei decadi fa … la minaccia nucleare non è andata via. In termini di incertezza e rischio potenziale è, se non altro, aumentata.” – Primo Ministro del Regno Unito David Cameron, 3 Aprile 2013

Bispensiero: “La volontà e la capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto, in modo tale da accettare entrambi… Dire deliberatamente una bugia mentre mentre ci si crede genuinamente, dimenticare ogni fatto che è diventato scomodo, and then, when it becomes necessary again, to draw it back from oblivion for just as long as it is needed.” – George Orwell, 1984

Aspetta per una azione dagli stati militarmente nucleari, e tu aspetterai per sempre. Lasciamoli indietro, e cambiamo le regole del gioco – negoziamo un trattato per la messa al bando delle armi nucleari ora.

29 Luglio 2013 – Alcuni pensieri sulla forma del trattato :

I diplomatici e i negoziatori di accordi multilaterali tendono a essere conservativi, specialmente nel campo del disarmo. Essi preferiscono la sicurezza del precedente all’entusiamo dell’innovazione. E questo andrebbe anche bene, se le politiche provate e fidate funzionassero.

Ma certe volte, un approccio creativo alla forma di un trattato può essere la soluzione cruciale del problema. Se hai letto  Wildfire>_, saprai che noi avvochiamo un trattato per mettere al bando le armi nucleari che è in un certo senso differente dal solito trattato di disarmo multilaterale (rinfrescati la memoria qui). Questo perchè se vogliamo arrivare a qualche risultato sul disarmo nucleare, abbiamo bisogno di trovare una strada che non richieda il coinvolgimento, all’inizio, degli stati militarmente nucleari.

Ma noi sappiamo che questo è molto controintuitivo: una idea non familiare che va contro decadi di teoria e pratica di multilateralismo. Quindi diamo un’occhiata a come approccio poteva essere usate per un trattato esistente: il CTBT (il Trattato per la Messa al Bando degli Esperimenti Nucleari). A prima vista, l’idea all’origine del meccanismo di entrata in vigore del CTBT era abbastanza sensata: gli stati militarmente nucleari avrebbero accettato di rinunciare ai test nucleari solo se tutti gli altri stati militarmente nucleari effettivi e potenziali avessero fatto lo stesso. Col senno di poi, questo meccanismo si è rivelato un piano terribile. Diciassetti anni dopo l’apertura delle firme, il CTBT non è ancora entrato in vigore.

Una soluzione migliore sarebbe stata separare la messa al bando dei test dall’entrata in vigore del trattato stesso. Il CTBT avrebbe dovuto contenere un testo che specificasse l’entrata in vigore del trattato dopo, per dire, 30 ratificazioni – ma che la messa al bando dei test non sarebbe stata applicabile (o gli stati ratificatori potevano ritirarsi) fino alla ratifica ditutti i 44 stati dell’Annesso 2. Questo avrebbe permesso la piena attivazione dell’organizzazione del CTBT, fornendo solide basi legali e finanziarie per il sistema di monitoraggio, e avrebbe in generale rafforzato il valore normativo del trattato.

26 Luglio 2013 – L’Ambasciatore tedesco presso la CD Hellmut Hoffmann, che ci ha dato la dottrina Hoffmann (si vedano le notizie del 5 Giugno 2013 di seguito) ha tristemente lasciato Ginevra per prendere servizio altrove. Ma evidentemente determinato nel lasciare il suo segno nel settore del disarmo, nel suo messaggio di saluto alla Conferenza sul Disarmo del 25 Giugno ha tirato fuori un’altra gemma, che noi abbiamo battezzato l’Ultimo Teorema di Hoffmann. Riferendosi alla condizioni necessarie per compiere un progresso nel disarmo nucleare, Hoffmann ha detto “the readiness to only even contemplate moving towards zero will itself drop instantly to zero, if there is only a remote possibility that a case of nuclear proliferation might be on the horizon”.

In altre parole, la più piccola possibilità che altri possano acquisire armi nucleari fermerà gli stati militarmente nucleari dall’anche solo pensare al disarmo. Questo non è di rilievo in se per se;  la genialità della scoperta di Hoffmann è che l’effetto è attivo in una sola direzione. Apparentemente, il continuio possesso di armi nucleari da parte di alcuni non incoraggia altri ad acquisirle, o non incoraggia a vederle come soluzioni legittime a una varietà di minacce alla sicurezza, convenzionali e non.

Questa bizzarra congettura, che può essere vista in varie forme in qualsiasi dichiarazione prodotta per il Trattato di Non Proliferazione o la Conferenza sul Disarmo, può forse trovare risposta in questo articolo del giornale satirico The Onion degli USA. Wildfire>_ può solo meravigliarsi sul perchè questo tipo di nonsenso sia solo raramente messo in discussione. E’ tempo di cambiare! La prossima volta che qualcuno tira fuori qualche versione dell’Ultimo Teorema di Hoffmann, parlate! Evidenziate l’assurdità della nozione, e prendetela in giro con le risate. E’ veramente ridicolo.

24 July 2013 – Wildfire>_ è tornata.

Il team Wildfire>_ ha passato le vacanze estive in un campo di addestramento nel deserto della Libia meridionale, creando lo spirito di gruppo ed esercitando la nostra capacità di fare ironia. Abbiamo anche smantellato una coppia di vecchie testate esplosive per divertimento. Siamo tornati rinnovati, ricaricati… e con nostra sorpresa, mentre eravamo via, i negoziati per un trattato per la messa al bando delle armi nucleari – inesplicabilmente – non sono iniziati.

Non preoccupiamoci. Il nostro lavoro continuerà. Nei prossimi giorni e settimane pubblicheremo con regolarità nuovi aggiornamenti, inclusa una gemma sullUltimo Teorema di Hoffmann, un riesame del triste elenco di “idee” e proposte inviate al Gruppo di lavoro indefinito, una sguardo a forme creative di trattato e alle lezioni imparate dal CTBT, and a savage rant about the intellectual vacuity and absurd doublethink that pervades the nuclear weapons discourse. We’ll also point out some specific examples of the sorts of things we deride on our home page, and kick off the Wildfire>_ Open Letters campaign – personal, tailored abuse and/or inspiration, in base al tuo punto di vista.

Quello che non vedrai qui è l’analisi del discorso del Presidente degli Stati Uniti d’America Obama a Berlino, o la risposta russa. Perchè no? Leggi la nostra pagina sulla dipendenza nucleare, la codipendenza e l’acquisito senso di impotenza per scoprire perchè noi prestiamo poca attenzione alle parole degli stati che dipendono dalle armi nucleari.

E infine c’è la Conferenza sul Disarmo (CD), che comincerà a breve la terza sessione del 2013, durante la quale gli intrepidi membri cercheranno di, perdendo tanto tempo, scrivere una bozza di testo che descriva la loro totale assenza di attività nelle due precedenti sessioni. Wild horses wouldn’t drag us from that one.  Una domanda per i diplomatici della Conferenza sul Disarmo dei paesi liberi da armi nucleari: perchè continui con questa mascherata? Veramente, perchè? Wildfire>_ vi sfida ad avere il coraggio di bloccare l’adozione del testo conclusivo della CD, a meno che esso non includa la frase: “La Conferenza ha di nuovo tremendamente fallito nella sua missione, e ha tradito la fiducia dei cittadini del mondo”.

Vai – cambia le regole del gioco, anche se di poco. Ogni piccolo passo è d’aiuto.

13 Giugno 2013 – La Sfida Wildfire>_ alla CD: abbiamo un vincitore!

UK CD ambassador Jo Adamson, con cura e sotterfugio, ha inserito una menzione di Wildfire>_ e i suoi obiettivi (anche se in termini indiretti e non proprio positivi) nel suo messaggio di fine mandato presso la Conferenza l’11 giugno 2013.

Wildfire>_ è sia divertita che esasperata dal fatto che la Sfida alla CD di Wildfire>_ sia stata vinta da uno stato militarmente nucleare dei P5. Congratulazioni, Ambasciatore Adamson, we salute your Wildfire>_ spirit (e noi sospettiamo tu sia, nel cuore, dalla nostra parte). I tuoi 50 franchi svizzeri del premio saranno inviati attraverso appropriati canali segreti.

E così per gli stati liberi da armi nucleari, speriamo che siano abbastanza umiliati. Voi non riuscirete mai a liberare il mondo dalle armi nucleari con questa vostra passività senza spina dorsale. In piedi! Datevi da fare! Cambiate le regole del gioco!

5 Giugno 2013 – Wildfire>_ ha una nuova pagina, confrontare gli scettici – sollevare gli sconfortati, ispirata dal tipico sconfortante e piatto scambio di opinioni all’Open-ended Working Group di Ginevra. Mentre alcuni rari momenti di vita e di positività si sono visti (grazie Malesia e Sud Africa), il dibattito era in gran parte limitato alle familiari bassezze e miserie – e ciò nonostante l’assenza dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza ONU.

C’è stata la solita discussione sull’alternativa tra l’approccio passo-passo e quello complessivo. Questa ricorda la celebre disputa letta nei Viaggi di Gulliver tra i lillipuziani che rompevano l’uovo dal lato largo e, quelli che preferivano romperlo dal lato stretto – il tutto moltiplicato a un livello di assurdità poichè nel disarmo nucleare in realtà nessuno ha un uovo. There was some attempt to show that the Big-endian/Little-endian dichotomy is false, and to talk of “building blocks” instead of “steps”, but still nobody has an egg, so we wonder what the point is.

Then there were the nuclear weasel states, championed by Germany and abetted in best wet-fish weasel style by Australia and Canada. German CD Ambassador Hellmut Hoffmann memorably alluded to an “unfortunate tendency, especially among NGOs” to try new approaches when the old ones weren’t working.

Hoffmann apparentemente supporta la strategia opposta che consiste nel doggedly continuing to pursue approaches that have not worked in the past, that are not working now, and that show no signs of ever working in future – and of avoiding at all costs any attempt to try something different. This ingenious piece of thinking shall henceforth be known as the Hoffmann Doctrine. Australia and Canada gibbered along in support, worrying about vague and unspecified Terrible Things that might happen if anything new were to be tried.

Wildfire>_ is baffled as to how non-nuclear-weapon states and civil society representatives can listen to this kind of bilge without shouting obscenities and smashing up the furniture. Where’s the outrage? Read more on our sceptics page.

28 Maggio 2013 – Curioso di Wildfire>_? Leggi la Wildfire>_ FAQ.

E noi abbiamo una nuova pagina sulladipendenza nucleare, la codipendenza e l’acquisito senso di impotenza. Coming soon: the Wildfire>_ review of the Open-ended Working Group. Join us as we lambast the Hoffmann Doctrine and flay the nuclear weasel states.

26 Maggio 2013 – Stati liberi da armi nucleari: accettate la sfida di Wildfire>_ ! Vinci veri soldi!

Wildfire>_ offre un premio* di CHF 50.- al primo delegato nazionale che farà menzione di Wildfire>_ and its aims in a plenary meeting of the Conference on Disarmament in Geneva. Light the fire, spread the flames, and get very slightly richer. Who will be first?

(*will be donated to the charity of your choice if accepting money from shady underground movements raises ethical concerns for you)

25 Maggio 2013 – E quindi ti piace Wildfire>_?

What are you actually going to do about it? Wildfire>_ sfida i gruppi della società civile to each come up with three specific, well-defined actions they are going to take to promote the treaty. Publish them on your websites and blogs by 30 June. We will feature the best ones here. In the meantime, we want you to push the Wildfire>_ approach with selected non-nuclear-weapon states. Yes, now. Yes, in person – you can’t do this from your keyboard. You will need:

  • 1 politico, parlamentare, funzionario, diplomatico o altro rappresentante di uno qualunque dei seguenti: Algeria, Austria, Brasile, Indonesia, Irlanda, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Sud Africa, Svizzera
  • 1 copia del materiale disponibile sul sito Wildfire>_
  • 1 blowtorch

Fategli capire. Pubblicate i risultati tramite blog o Tweet.

24 Maggio 2013 – Now that we have your attention…

Wildfire>_ seems to have made some impression, almeno nella comunità della società civile. I nostri ringraziamenti a ICAN, RCW e altri per diffondere la fiamma, e specialmente a i diari del disarmo per essere entrati nello spirito di Wildfire.

But gawking at a website and passing links around is not going to make a treaty. Tu devi effettivamente fare qualcosa. E dove sono gli stati liberi da armi nucleari? Silent, woebegone and helpless as usual. Where is the outrage? Wildfire>_ will fan the flames a bit – controlla qui per aggiornamenti.

19 Maggio 2013 – Sito internete pubblicato. Wildfire>_ è acceso.

Diffondi la fiamma >_

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Riassunto finale Conferenza TNP Maggio 2010 – NPT-TV.net

Posted by albagiorgio su 27 giugno 2010

La seguente analisi, con immagini e links ad altri siti internet, è disponibile per il download in formato PDF al seguente collegamento:

https://postpartisanitalia.files.wordpress.com/2010/06/riassunto-finale-conferenza-tnp-maggio-2010-npt-tv-net.pdf

Tutti d’accordo a fare … niente? Come concordare in disaccordo
Una costosa dimostrazione di non-far-niente o l’unico passo in avanti a portata di mano? La Review Conference 2010 sul Trattato di Non-Proliferazione nucleare (TNP) ha prodotto un documento finale, adottato per consenso. Ribadisce le decisioni delle RevCon 1995 e 2000, afferma la necessitá del disarmo completo, il quale è stato ribadito in modo inequivocabile come obiettivo finale e dovrebbe, secondo il documento, svolgersi nel contesto di uno strumento giuridicamente vincolante, durante la sua fase finale. Il desiderio della maggior parte degli Stati di inserire orizzonti temporali vi è menzionato.
La conferma dello status quo si è vista nell’uso civile (né ulteriore cooperazione, né dissociazione dalla tecnologia per le sue caratteristiche inquinanti e la sua inadeguatezza per Stati in processo di sviluppo), nella nonproliferazione (Protocolli Addizionali non fissati come standard), nella condivisione nucleare NATO (queste parole non si trovano nel paragrafo in questione), nella questione della banca di combustibile nucleare (paragrafo soppresso). Appelli sono fatti agli Stati dotati di armi nucleari perché rispettino l’implementazione di assicurazioni di sicurezza negativi, intorno a
moratorie di produzione di materiale fissile, alla ratifica dei protocolli per zone prive di armi nucleari e alla diminuzione del ruolo di armi nucleari nelle dottrine sulla sicurezza. Iniziative bilaterali per diminuire il numero di testate sono state richieste e incoraggiate. Ci si aspetta i relativi rapporti ufficiali entro al 2014. Una conferenza sul Medio Oriente e la prospettiva di una zona priva di armi nucleari o di distruzione di massa è prevista per il 2012. Ma l’attuale governo Netanjahu ha già chiarito che Israele non intende parteciparvi.
Questi i primi dati. Ma come siamo arrivati a queste decisioni, chi ha voluto che cosa, quanto era raggiungibile, che cosa era stato concordato prima? Per saperne di più, di seguito l’analisi di Leo Hoffmann-Axthelm, NPT TV, “in diretta” dalla conferenza.
1 – USA e Iran bisticciano
Almeno ci siamo accordati. E’ un mondo duro, un mondo complicato, ma alcune certezze rimangono. L’Iran ha scelto di votare a favore del documento, così come tutti gli altri. Teheran così misteriosamente continua a chiudere un occhio sul faux-pas diplomatico dell’amministrazione Obama. Ad onor del vero devo dire che la delegazione degli Stati Uniti alla conferenza non aveva nulla a che fare con questo, e sicuramente nessuno avrebbe voluto
essere al posto loro, quando (persino loro!) appresero solo dai giornali, il 15 maggio, che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva raggiunto un accordo su nuove sanzioni contro l’Iran e consegnato il progetto al suo segretariato. Un punto di non ritorno, e nel bel mezzo della RevCon. Quo vadis? Non è certamente ovvio, almeno da una prima occhiata l’Iran non sembra reagire affatto. Che spiegazione c’è? Per ogni comunicazione, anche a scala globale, ci sono due aspetti. L’Iran per la sua parte ha deciso di intraprendere una collaborazione, molto probabilmente per evitare il rischio di nuove sanzioni – alle ultime di recente hanno aderito anche Cina e Russia, pur di norma meno disponibili. L’Iran ha immaginato che un riavvicinamento sia la miglior mossa diplomatica per il momento, e del resto: non vi è alcuna necessità di cambiare tattica nel bel mezzo di una conferenza che doveva esser usata proprio per riparare un po’ la propria immagine. Al contrario, l’Iran ha avuto a disposizione una scena più ampia per dimostrare la sua volontà di cooperazione, visto che non correvano alcun rischio che gli USA accettassero una qualunque proposta, allo stadio nel quale si trovano le negoziazioni al Consiglio di Sicurezza. In passato, era stato piuttosto l’Iran a
lasciar perdere, all’ultimo momento, tali accordi apparentemente negoziati per mettere in scena un rinnovato sforzo alla cooperazione.
Ma perché gli Stati Uniti si comportano in modo talmente maldestro? Anche se l’Iran ha chiuso un occhio questa volta, questo non poteva essere previsto, a giudicare da occasioni simili in passato. La spiegazione più convincente che ho incontrato è basata sulle priorità di politica internazionale. Queste non sono state decise dal Dipartimento di Stato, il ministero degli esteri americano, ma invece dalla Casa Bianca stessa: la squadra che negozia le sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’ONU è formata da un ramo distinto del servizio estero, e non mantiene nessuna comunicazione con quest’ultimo, lasciando così i diplomatici al TNP , desiderosi di ottenere risultati in linea con il famoso discorso di Obama a Praga, del tutto al buio circa la loro attività compromettente. Questo per spiegare come gli ordini sono stati eseguiti, ma perché farlo? Direi che questo si lascia spiegare pensando alla medializazzione della politica. La cronaca sul TNP è bassissima a livello mondiale, e questo è il motivo per il quale io sono qui a fare esattamente questo, con un gruppo di studenti. Mentre, d’altro canto, le risoluzioni del
Consiglio di sicurezza dell’ONU contro l’Iran sono un tema da prima pagina già mesi prima che vengano adottate e risuonano per anni. Questo è un grosso tema di politica internazionale, osservato da tutto il mondo. Così, mentre l’Iran ha ritenuto ragionevole dimostrare al mondo la sua buona fede attraverso il nuovo accordo Brasile-Turchia-Iran, Washington non era disposto a concedergli tre settimane in cui cullare il mondo in una nuova era di confidenza e colloqui.
Obama ha ritenuto opportuno togliere il vento da queste vele subito, annunciando sanzioni un solo giorno dopo l’accordo, nemmeno il tempo di prendere in considerazione il contenuto.
L’Iran puó aver previsto questo, e data per persa l’occasione, evitando di fare brutta figura alla RevCon, ha deciso di continuare l’approccio.
Il programma nucleare iraniano è sicuramente stato un argomento di enorme importanza alla conferenza, ma nella mia intervista con l’ambasciatore iraniano, l’onorevole Hamid Baeidi Nejad, non ha voluto lasciarsi convincere del fatto che maggior trasparenza, al livello degli accordi di salvaguardi CON i protocolli addizionali metterebbero l’Iran in una posizione tanto più favorevole nel richiedere con forza agli Stati dotati di armi nucleari di procedere, finalmente, e in modo più concreto e tempestivo le iniziative verso il disarmo ai sensi dell’articolo VI.
Tuttavia, data la pura natura civile del programma nucleare iraniano, questa trasparenza non dovrebbe costituire un prezzo troppo alto da pagare, giusto? Difendendosi da questo e da altri motivi di sfiducia (il progetto di missili balistici intercontinentali, attualmente in fase di sviluppo a ritmo sostenuto e troppo costosi per il solo scopo di indipendenza di satelliti o per il lancio di
testate contenenti qualcos’altro che non armi nucleari, sviluppo di esplosivi ad alta compressione utilizzato per raggiungere la massa critica in armi nucleari ad implosione, elevato numero di impianti di arricchimento attualmente previsto), l’ambasciatore Baeidi si è limitato a sostenere che il massimo di trasparenza è già stato raggiunto, che gli accordi di salvaguardia
AIEA già garantiscono la non-proliferazione, anche senza protocolli addizionali, puntando la sua attenzione invece sugli Stati dotati di armi nucleari e i loro modesti progressi nel disarmo per giustificare la posizione iraniana, appunto quella che non ci sarebbe bisogno per ulteriori sforzi nell’ ambito della non-proliferazione. Giusto, come ho potuto dimenticarmene?
E così già la questione si riduce ad un’opposizione fra gli articoli VI e IV. Una bella situazione per un do ut des. Un’attività che tutti i diplomatici si affrettano a negare. Ciò detto, circa il procedimento, possiamo ora avviare una contrapposizione tra ciò che gli Stati avevano chiesto, e perché, e che cosa hanno infine ottenuto.

Articoli I e II – Non-proliferazione
Stati dotati di armi nucleari e l’occidente richiesero di fissare standard più elevati di non proliferazione. Canada e l’Unione europea vorrebbero fare del protocollo aggiuntivo lo standard TNP. Includendo un appello a tutti gli Stati parti ad implementare questo, hanno ottenuto già più di quanto inizialmente previsto, anche se naturalmente lo stato giuridico degli protocolli addizionali non è vincolante. Cosa piuttosto difficile da capire è l’insistenza con cui gli
Stati NAM (i non allineati, non-aligned movement) in particolare (ma oltre l’Egitto e l’Iran anche il Brasile, un paese NAC – new agenda coalition, progressivi sul disarmo), provano a “difendersi” contro dette misure. Questo è il tipo di calcolo a somma zero che rende scambi del tipo do ut des essenziali: essi considerano i loro impegni di non-proliferazione come un bene, una sorta di carta vincente, che sono disposti a concedere soltanto se degnamente ripagati, in particolare attraverso impegni concreti verso il disarmo.
Cercando di giocare un ruolo mediatore, la Germania ha proposto di attirare gli Stati dotati di armi nucleari a maggiori impegni di non-proliferazione, con protocolli addizionali universali, al fine di togliere loro gli argomenti intorno alla necessitá di manterenere il ruolo attuale delle armi nucleari.
Il prossimo soggetto è un motivo di imbarazzo per gli Stati occidentali, vale a dire gli Stati NATO. Secondo questi, la condivisione nucleare NATO è giustificata dall’ambasciatore dell’Italia perché messa in atto prima del TNP, per cui ovviamente quest’ultimo non si dovrebbe applicare ad esso. Tuttavia la stragrande maggioranza degli Stati lo ritiene una violazione degli articoli I e II (non si devono trasferire, né ricevere armi nucleari). Gli stati riceventi sono piuttosto a disagio, ma a causa di pressioni all’interno dell’alleanza non osano muoversi, almeno non nel quadro del TNP. E’ un segnale positivo che la Germania e i Paesi Bassi hanno chiarito la loro volontà di disfarsi di queste armi. Sarà piuttosto il nuovo piano strategico NATO, atteso per l’autunno, a deciderne i destini e secondo Paul Ingram del British American Security Information Council la decisione potrebbe essere rimandata del tutto. È, d’altronde, un segno molto negativo che gli stati dell’NATO, nella loro arroganza, dichiarino esplicitamente che le decisioni strategiche dell’NATO non devono essere influenzate da “altri enti”, con il quale si intende il diritto internazionale pubblico nella veste del TNP. Ma il diritto non è soltanto un’altro Ente, anche se il diritto internazionale è spesso ridotto a questo, ma dovrebbe invece definire un quadro entro il quale i partecipanti possono operare. Non certo il contrario, e gli Stati occidentali farebbero bene a dare un buon esempio. Azione 5b, nelle versioni precedenti in cui la condivisione nucleare era inclusa, non lo menziona più.

Le moratorie sui test nucleari e le recenti ratifiche del Trattato di Eliminazione Complessiva dei Test Nucleari sono benvenute, i passi verso l’attuazione incoraggiati, così come le moratorie sulla produzione di materiale fissile da parte di alcuni Stati dotati di armi nucleari e l’incoraggiamento di avviare negoziazioni su un Fissile Material Cut-off Treaty (trattato sulla cessazione della produzione di materiale fissile) non-discriminatorio (cioè contenente le stesse prescrizioni e diritti per tutti) e multilaterale (ossia includendo TNP-paria India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) all’interno della Conferenza sul Disarmo a Ginevra, che è ormai bloccata da oltre 15 anni.

Articolo III – Controllo delle esportazioni
In realtà, gli Stati dotati di armi nucleari intendevano lodare il GFN (o NSG in inglese), il gruppo di fornitori nucleari, per l’impegno sui controlli delle esportazioni e quindi della non-proliferazione. Ma all’interno del contesto TNP, il GFN gode ormai di uno stato di paria: con l’accordo Usa-India mediato tra il 2005 e il 2009, attualmente in vigore, l’India riceve preziosa cooperazione nel settore nucleare civile, permettendo così all’India di deviare qualsiasi raccolta di uranio domestica al suo programma militare e comprare, invece, quello per l’utilizzo civile all’estero.
Secondo il TNP, una vasta cooperazione in questo campo è riservata ai membri del TNP: uno dei “vantaggi” che uno Stato “guadagna” abbandonando la propria sovranità a decidere sulle proprie capacità militari nucleari. L’accordo così compromette il TNP stesso, e lo fa con l’unanime benedizione del GFN.
Peggio ancora, la Cina si sentì ispirata a fare lo stesso con il Pakistan, anche se senza il permesso del GFN, e senza che il Pakistan firmasse accordi di salvaguardia con l’AIEA per i suoi impianti civili, come ha dovuto fare l’India.
L’Egitto, tra gli altri, era indignato dall’idea di lodare o persino solo menzionare un tale gruppo di vandali, però, o piú giustamente perché, il GFN applica effettivamente norme più severe rispetto al Zangger-comitato previsto dal TNP.

Articolo IV e V – Uso civile
Gli Stati non dotati di armi nucleari vedono il loro diritto all’energia nucleare ampiamente compromesso sia dai rigidi controllo delle esportazioni e da una sempre maggiore ingerenza dell’AIEA, mentre le possibilità di evitare gli accordi di salvaguardia diventano sempre più evidenti. Altri Stati provano a dissuadere del tutto questi Stati dall’idea dell’uso civile, un tema delicato, dato che i paesi de-industrializzati, con maggiori preoccupazioni per l’ambiente hanno un’altra idea di questo tipo di energia, mentre gli Stati emergenti la vedono generalmente come una benvenuta possibilità di diversificazione dell’economia, un passo nella direzione della ricerca tecnologica high-tech e come la soluzione per i problemi energetici. Eppure i problemi – come una rete elettrica forte e centralistica, il problema dei rifiuti e le preoccupazioni di sicurezza – sono nel complesso sfavorevoli per paesi emergenti e in via di sviluppo. Sembra piuttosto bizzarro che una conferenza sul disarmo definisca le strategie di sviluppo energetico per i paesi emergenti, ma questo fa parte della transazione iniziale per disincentivare
l’acquisizione di armi nucleari, ed è ripetutamente stato affermato che paesi come la Francia utilizzino il TNP come piattaforma di marketing per i loro reattori … Mentre si è persa per strada la menzione di una “fuel bank”, una banca per un ciclo di combustibile multilaterale, evitando il pericoloso ritrattamento e disincentivando lo sviluppo di capacità nazionali di arricchimento (e quindi dei rischi della proliferazione).

Articolo VI – Disarmo
Un orizzonte temporale per il disarmo completo ed irreversibile fa parte del documento solo nella forma di una debole affermazione che “la maggior parte degli stati lo favorisce”. Inoltre, l’ultima fase del disarmo dovrà necessariamente essere presa, secondo il documento, in un quadro giuridicamente vincolante, anche se una Convenzione Armi Nucleari non vi è
menzionata. Inoltre, non è incluso nessun chiarimento su quando questo dovrebbe accadere.
Anche Stati che affermano che “non sono contro una simile convenzione” non la vedono come necessariamente favorevole fino a tal punto, temendo che possa compromettere il TNP, non potendo raggiungere un numero di Stati grande abbastanza in und tempo abbastanza breve per sostituire il TNP. Avvocati di quest’ultima posizione argomentano che l’occasione non deve
essere perduta, e che il TNP e una convenzione potrebbero coesistere, completandosi a vicenda, così come il CTBT lo fa oggi.
Date precise sono state aggiunte solamente per la relazione relativa alla concreta attuazione dei 13 passi affermati nel 2000, il che probabilmente significa anche che l’attuazione concreta dovrà essere attuata entro il 2014, con un altro rapporto a causa della RevCon successiva del 2015. Ulteriori accordi sul disarmo bilaterale sono incoraggiati, mentre il nuovo trattato sulla riduzione delle armi strategiche (New START) tra Russia e Stati Uniti è stata apprezzata.
Zone prive di armi nucleari (articolo VII) sono benvenute nel complesso, mentre gli Stati dotati di armi nucleari sono incoraggiati a riconoscere e sottoscrivere i protocolli.
Articolo VIII – Questioni istituzionali
Gli Stati membri non hanno potuto concordarsi su un segretariato permanente incaricato di questioni organizzative, per il periodo tra le conferenze. Né hanno potuto raggiungere un consenso sulla possibilità di organizzare conferenze annuali e rafforzare i comitati preparatori (mini-conferenze precendenti le Review Conferences), allo scopo di togliere pressione dalle RevCon e rendere il TNP più flessibile.
Articolo IX – Universalità
Un appello ai rimanenti Stati ad aderire al TNP è stato, naturalmente, incluso. Comunque gli Stati hanno mancato l’occasione di includere una valida spiegazione di come questi stati dovrebbero riuscirci. Stando così le cose, lo possono fare solamente in qualità di Stati privi di armi nucleari, lasciandoli quindi con le due opzioni: di disarmare unilateralmente o, semplicemente, starne fuori.
Articolo X – Revoca
Molti stati, soprattutto dal gruppo occidentale, hanno voluto modificare le procedure di ritiro. Al momento, il ritiro non impedirà gli Stati in questione di dover rispondere a reati commessi mentre erano all’interno del TNP. Non è del tutto chiaro come i materiali acquisiti ai fini dell’uso civile dovrebbero essere resi. Una posizione progressiva ma ancora illusoria era di permettere il ritiro solamente agli Stati conformi con gli obblighi TNP.

L’audacia della speranza
Mentre molti osservatori, e probabilmente tutte le ONG, sono abbastanza delusi dal documento finale, ci sono abbastanza vantaggi ad avere un simile documento del tutto consensuale.
Provate a scegliere un film da vedere con 188 amici; il lavoro dei diplomatici sembra che sia stato sprecato, ma è stato apprezzata dagli analisti. Rebecca Johnson, dell’Acronym Institute for Disarmament Diplomacy, vede un forte valore simbolico in questo documento, che va senza possibilitá di dubbio nella direzione giusta, e loda i grandi problemi che sono stati superati per poter giungere a questo punto. L’ambasciatore austriaco, forte avvocato a favore del disarmo, durante l’intera conferenza si è mostrato molto soddisfatto del risultato, sottolineando alcuni benchmark (indicatori) che potrebbero essere utilizzati per misurare i progressi compiuti sino alla prossima RevCon nel 2015. Jonathan Granoff, Presidente della Global Security Initiative, loda tutti gli Stati membri per questo risultato e il documento finale come un passo importante verso la costruzione di un mondo privo di armi nucleari, sebbene avesse sperato di meglio, e inoltre vede una tendenza positiva, uno spazio politico in cui si puó effettivamente spingere verso il raggiungimento di un mondo più pacifico. Il suo appello agli
Stati è di cessare un modo di negoziare miope, e di agire, invece, in nome del bene.
Se gli Stati dotati di armi nucleari non produrranno una relazione sulle loro ulteriori attuazioni dell’articolo VI e i 13 passi del 2000, come richiesto dalla azione 5, entro il 2014, la mancata implementazione di qualsiasi di questi passi si tradurrà in una chiara violazione del TNP. Questa è la prima volta che un parametro concreto può essere stato stabilito dalla comunità TNP per
misurare il progresso sul disarmo.
Passi futuri
Eppure, d’altro canto, gli Stati dotati di armi nucleari e i loro alleati sono ancora “dipendenti” da armi nucleari, basano la loro sicurezza su di esse e le attribuiscono del potere. Che cosa deve cambiare di fronte a questo? C’è bisogno di qualcosa di nuovo, di uno strumento diverso dal TNP?
È emerso, durante la conferenza, che la maggior parte degli Stati considera le armi nucleari come incompatibili con il diritto internazionale umanitario (ovvero lo standard minimo che deve essere applicato anche in tempi di conflitto e di guerra). Inoltre, una maggioranza è favorevole a un divieto completo, includendo la previsione di date precise all’interno di un quadro giuridico.

Comunque il risultato raggiunto è debole, debole malgrado tutti gli Stati si siano dichiarati favorevoli a un mondo privo di armi nucleari, il che dimostra i limiti del TNP e la necessità di un ulteriore strumento. Alcune ONG hanno fatto pressione per dichiarare il fallimento della conferenza al fine di avviare invece negoziati per una convenzione con gli Stati progressisti, invitando quindi gli Stati dotati di armi nucleari ad aderire in maniera tempestiva. Eppure la maggior parte di questi Stati non ha nemmeno aderito alle ultime convenzioni simili, ad esempio la Convenzione sulle munizioni a grappolo o la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona.
Fra l’altro, aspettarsi la loro adesione a uno strumento non negoziato da loro sembra ben dubbio, per usare un eufemismo.

La luce alla fine del tunnel
Ma come garantirebbero effettivamente la sicurezza le armi nucleari? Non assicurano contro attacchi militari, in quanto le armi nucleari non potranno mai essere usate, di fronte agli inconvenienti morali ed economici, e questa possibilità di “vendetta”contro Stati non dotati di tali armi non è nemmeno inclusa nella nuova Nuclear Posture Review (NPR), la dottrina nucleare della amministrazione Obama. Esse sono inoltre inutilizzabili contro terroristi e quindi contro la minaccia principale individuata dagli Stati Uniti. Anche se questi ultimi continueranno a cercare di acquistare alcune delle enormi masse di uranio altamente arricchito e plutonio disperse per il mondo, per fabbricare una bomba cosiddetta “sporca”, il che non dovrebbe risultare troppo difficile, una volta procurata la materia prima.
Insistendo su questa argomentazione, il documento finale invita con linguaggio vincolante tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale umanitario, a prescindere dal contesto. La stessa frase può essere riformulata come segue: le armi nucleari non possono essere usate in alcuna circostanza. Nonostante il limitato carattere giuridicamente vincolante del documento, questo costituisce un punto di partenza piuttosto buona per discutere la questione aperta del perché le armi nucleari sono ancora lì al loro posto. Le armi nucleari possono allontanarsi dall’utilizzabilitá grazie all’inutilizzabiltà teorica, vale a dire l’attuazione di questa consapevolezza nelle dottrine di sicurezza nazionale. Allora, la salvezza dei posti di lavoro che dipendono dal complesso dell’ industria nucleare sará veramente l’unico filo da cui pendono le armi nucleari, prima che cadano nel cestino dei mali terreni oramai sradicati. Inoltre, non c’è davvero alcun motivo per tenere le armi nucleari in “hairtriggeralert” (custodia a un soffio dal lancio), o, in senso meno figurativo, in stato operativo. Esse devono essere messe fuori servizio a partire da oggi, da subito, così che per un lancio, invece degli attuali 30 secondi, ci vorrebbe almeno una mezz’ora in preparazioni. Nessuno sta puntando bombe contro nessuno, malgrado questo la mano poggia saldamente sul grilletto. Con migliaia di armi impiegate, fino a quando la probabilità di errori non è uguale a zero, il che non è mai, verranno prima o poi fatti degli errori.
Un approccio triplo: illuminando un pubblico più ampio possibile sull’inutilità in termini di produzione di sicurezza, l’inutilizzabilità in termini di morale e diritto internazionale umanitario, informando inoltre sui pericoli che derivano da questi dispositivi, puó servire per aumentare così la pressione su tutti i governi a lavorare con più urgenza all’eliminazione di queste armi.
Come Jonathan Frerichs Consiglio Ecumenico delle Chiese ha dichiarato in una delle più illuminanti interviste sulla nostra pagina, che figura anche come sequenza finale del nostro film Hairtriggeralert:
“Dobbiamo chiamarle per quello che sono, lentamente portarle fuori alla luce, alla luce del sole, e già allora nella pratica si autodistruggeranno, perché sono completamente, completamente inaccettabili “.
– Jonathan Frerichs, Consiglio Ecumenico delle Chiese Leo Hoffmann-Axthelm, Berlino, 6 Giugno 2010

Nel 2007 abbiamo fondato NPT TV per dar più visibilità alla diplomazia pro-disarmo nucleare e agli esperti della comunità ONG e di think tank e scienziati.
Dal 2007 al 2010, abbiamo prodotto più di 300 video, esaminando le conferenze preparatorie e di revisione del Trattao di Non-Proliferazione nucleare (TNP) e vari questioni in relazione con queste negoziazioni. Strada
facendo, anche noi abbiamo imparato un sacco sul funzionamento della diplomazia internazionale e sul sottile ma inestimabile contributo che la
società civile, rappresentata da Organizzazioni Non Governative (ONG), può dare. Rinforzati da una delegazione della School of International Studies della Università di Dresda, rieccoci alla Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione nucleare 2010, in breve 2010 RevCon, nella sede dell’ONU a New York, da dove stò scrivendo queste righe. Siamo molto emozionati di poter essere qui, e speriamo che i video e i blog vi divertano e vi siano utili, almeno tanto quanto lo è per noi produrli.
NPT TV – the most trusted name in nukes

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TNP 2010: Alla ricerca di consenso

Posted by albagiorgio su 28 maggio 2010

Alla ricerca di Consenso

New York, 24 Maggio

Senza un potere esecutivo internazionale che abbia un vero monopolio sulla violenza, la legge pubblica internazionale si lascia creare solo dal consenso: qual’è infatti il senso di costringere Stati ad adottare certe leggi, se poi non potranno in alcun modo essere costretti al rispettarle?

Questa è la situazione al TNP, dove da tre settimane 188 delegazioni ufficiali cercano di accordarsi intorno ad un documento finale che annunci il da farsi in materia nucleare, e cioè: non-proliferazione, uso civile e disarmo. Per l’Occidente e gli Stati detentori di armi nucleari, la priorità è il primo punto; per gli altri Stati, eccessivi controlli di non-proliferazione costituirebbero una minaccia al loro diritto all’uso civile, garantito dall’articolo IV TNP, per cui non sono disposti ad accettarli. La richiesta dell’Occidente, di fare dei Protocolli Addizionali lo standard requisito per accedere a tecnologie nucleari (invece delle salvaguardie con l’AIEA) non ha quindi nessuna possibilità di figurare nel documento finale, per quanto le stesse salvaguardie possano esser evitate fin troppo facilmente.

Invece, questi Stati danno molta più importanza al disarmo, come alcuni Stati occidentali, ad esempio Svizzera, Austria, Irlanda, Slovenia, Svezia. Tutti questi vedono soprattutto la discriminazione inerente al TNP come un grande ostacolo che deve, finalmente, esser superato. Seppure nella legge pubblica internazionale tutti i soggetti, gli Stati, siano degli eguali, nel TNP vi sono cinque Stati nucleari “ufficiali” e legali, mentre per tutti gli altri, acquisire questo stato sarebbe illegale. Eppure, nell’articolo VI, si conferma che un giorno tutte le armi nucleari saranno distrutte irreversibilmente e sotto stretto ed efficiente controllo internazionale, interpretazione che ci conferma John Borroughs dell’associazione internazionale di giuridici contro armi nucleari. Quest’impegno comunque non si prevede a una data precisa, ma è invece prospettato per il futuro, quando dovrà esser eseguito come azione circoscritta. D’altro canto gli altri Stati devono, entro novanta giorni dalla ratificazione del TNP e quindi in un tempo chiaramente definito e breve, mettere in atto un Accordo di Salvaguardie con l’AIEA, se vogliono evitare di violare il trattato e quindi di perdere ogni diritto al commercio con sostanze e tecnologie usate per l’uso civile dell’energia atomica.

Venti anni dopo la fine della Guerra Fredda non vi è più nessuna ragione per la quale gli Stati nucleari possano rimandare a domani i loro impegni, e Obama ha detto chiaramente e ripetutamente, come ha fatto anche la Russia, di voler continuare la strada del disarmo. Tuttavia, secondo la maggioranza degli Stati e ONG, il disarmo deve continuare molto più velocemente e senza modernizzare gli arsenali (mentre il numero di testate nucleari si abbassa, quelle rimanenti saranno più forti e più efficienti, per questo sono previsti 80 Miliardi $ nel Nuclear Posture Review americano). Mentre altri Stati nucleari come Cina e Francia dichiarano che cominceranno ulteriori riduzioni dei loro arsenali solo quando il numero di testate di Russia e USA si avvicini al loro. Per poter dar fiducia alle belle pubblicazioni colorate pubblicate da questi Stati, la comunità di Stati richiede, e in gran maggioranza, la definizione di una data esatta, per esempio il 2020, entro la quale il numero di testate e di veicoli di trasporto dovrà essere limitata al di sotto di un certo benchmark. Gli Stati nucleari argomentano che un tale accordo, se poi non fosse rispettato, indebolirebbe la fiducia nel TNP e costituirebbe quindi un pericolo di proliferazione, mentre la Francia chiede di aspettare un mondo con meno crisi come quelle nel Kashmir e nel Medio Oriente, rimandando il disarmo a un mondo futuro pacifico e senza conflitti; un mondo che non ci sarà mai – se non lo domandiamo noi stessi. Perché cambiare un sistema “che funziona”? Per esempio proprio per evitare che quelle guerre che pur sempre ci saranno, non possano mai esser condotte con armi che hanno il potenziale di distruggere il pianeta e tutta l’umanità.

È questo il punto più discusso, dove il consenso è ancora molto lontano: quello di richiedere, nel documento finale, l’inizio di una commissione preparatoria per una Convenzione Armi Nucleari entro l’anno 2014, e che, perlopiù, questa Convenzione sia 1) non-discriminatoria, 2) multilaterale, 3) che preveda strumenti di controllo internazionale e 4) dotata di una data esatta finale.

Cosa vuole dire tutto ciò?

1)    La Convenzione è non-discriminatoria se tutti gli Stati vi aderiscono alle stesse condizioni (e cioè che valga per tutti la regola che l’uso e il possesso di armi nucleari è proibito)

2)    Multilaterale: includendo coloro che non sono nel TNP, e cioè Corea del Nord, Israele, India e Pakistan.

3)    Strumenti di controllo internazionale efficiente sono indispensabili per creare la fiducia, da parte di tutti gli Stati, che è la condizione per buttare quelle armi che sono finora considerate la “sicurezza in casi estremi”.

4)    Entro un certo periodo, le armi devono essere inferiori a un certo numero: ma una metodologia per contarle deve essere predefinita (se si contano anche armi che non sono preparate per il lancio su una base, anche armi che sono smontate, anche armi che attualmente non possono esser usate perché invecchiate ecc.), e dei passi precisi devono prestabilire come e quando si entra nell’ultima fase, per poi arrivare a Zero.

Tuttavia tutto questo può succedere solo in base al consenso, e persino gli USA di Obama hanno chiarito di voler essere gli ultimi a eliminare le loro armi, e di voler mantenere uno stock di scienziati capaci di costruirne di nuovo in poco tempo (il che ribadisce il problema dell’irreversibilità scientifica).

Questo illustra che si tratta di un processo di piccoli passi, il che non è in sé un male, poiché ogni passo già porta a un mondo più sicuro. È quindi quasi certo che nel documento finale, se gli Stati riusciranno a trovare un qualche consenso, saranno inclusi appelli alla fine del trattato di Condivisione Nucleare OTAN, di cui fa parte anche l’Italia, con armi nucleari nelle basi aeree americane di Ghedi Torre e Aviano, visto che questo è certamente incompatibile con gli articoli I & II TNP, così come un appello a tutti gli Stati detentori di abbassare il più possibile il ruolo di armi nucleari nelle loro previsioni strategiche e tattiche di sicurezza nazionale. In tal modo delegittimerebbero le argomentazioni di militari e politici che credono di dover mantenere queste armi mostruose, dimostrando, finalmente, che la discriminazione del TNP non è eterna, ma fa parte di una convenzione fra Stati detentori di dispositivi che sono potenziali crimini di guerra e Stati che si sono accordati per non acquisire simili atrocità.

Sarà sicuramente riaffermato l’impegno, in sé, da parte degli Stati dotati di armi nucleari, di cercare di creare un mondo privo di armi nucleari, il che sarà un grande passo avanti in confronto alla conferenza del 2005 nella quale la delegazione di Bush aveva rifiutato di riconoscere alcun obbligo a riguardo. Ci sono comunque anche molti commentatori, fra Stati e ONG, che credono che la conferenza sia fallita, e che preferiscono che finisca piuttosto senza alcun documento che con un documento debole: la ritengono la migliore opzione, per poter cominciare a negoziare una Convenzione Armi Nucleari anche senza alcuni Stati, e cercare di farli entrare dopo. Ci si era comportati allo stesso modo anche per le convenzioni contro le mine anti-uomo e contro le bombe a grappolo, alle quali un numero crescente di Stati ha aderito.

Leo Hoffmann-Axthelm

leo@npt-tv.net

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Impegno per un mondo senza ordigni nucleari

Posted by albagiorgio su 12 novembre 2009

La sala delle conferenze di Palazzo Marini, a Roma, ha ospitato il convegno organizzato dal Centro Studi Difesa e Sicurezza, mercoledi 11 novembre
(Link a programma completo
Roma: Uno dei punti cardine della linea politica internazionale, enunciata dal presidente USA Barak Obama è l’impegno per un progressivo disarmo nucleare in ambito mondiale. A tale importante iniziativa hanno dato il proprio consenso tutti i Capi dei principali Stati del mondo.

Consenso che è stato sottolineato al vertice G8 a L’Aquila, nella Dichiarazione espressa a conclusione dei lavori, che impegna i Capi degli 8 Pesi a lavorare per “un mondo più sicuro per tutti e a creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari, in linea con gli obiettivi del trattato di non proliferazione delle armi”.
Pubblico attento e rappresentativo quello che ha seguito la questione, introdotta dal senatore Luigi Ramponi presidente del CeStuDiS (Centro Studi Difesa e Sicurezza e trattata da relatori quali Francesco Calogero, già segretario generale PUGWASH, (movimento creato da un gruppo internazionale di scienziati impegnati nella soluzione dei problemi seguiti alla scoperta e produzione delle armi atomiche) e premio Nobel per la pace 1995; Ferdinando Salleo, che fu ambasciatore a Mosca ed a Washington; Umberto Veronesi, scienziato di grande fama soprattutto nel campo della ricerca sui tumori; Nicola Piepoli, presidente dell’istituto che effettua importanti ricerche statistiche; Anna Finocchiaro, presidente del gruppo PD; Maurizio Gasparri, presidente del gruppo PDL; Federico Bricolo, presidente del gruppo LNP; Giampiero D’Alia, presidente del gruppo UDC-SVP e Autonomie.
Moderato dal dottor Marco De Andreis, il convegno ha sviluppato il tema dell’energia nucleare, il cui uso in ambito civile deve comunque essere sottoposto a controllo della comunità internazionale, in comunione di intenti, coordinati e con finalità di cooperazione.
Mentre l’uso di armi e ordigni nucleari, che possono essere, per la loro facile costruzione, a portata delle cattive intenzioni di terroristi, va bandito, mediante un progressivo regime multilaterale di disarmo e non proliferazione, come recita la risoluzione 1887 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
E, per citare Veronesi: “Il mondo della scienza deve scontare la “colpa” del nucleare….ma non è così. La Scienza, per sua natura, è pacifica”.
A sostegno di tale tesi, il professor Veronesi ha annunciato che si terrà la Conferenza Mondiale organizzata da “Science for Peace”, il 20 e 21 novembre prossimo a Milano, presso l’Università Bocconi.
Il convegno di ieri è stato voluto dal CeStuDiS come avvio propedeutico ai prossimi appuntamenti: quello a fine anno il rinnovo del trattato START tra USA e Russia in materia di riduzione delle proprie armi strategiche e quello del Vertice sulla Sicurezza nucleare, che si terrà in Aprile 2010 negli USA, a cui l’Italia è stat invitata; poi quello di Maggio 2010, per il riesame del trattato di non proliferazione (TNP), pietra angolare del regime di non proliferazione e del disarmo nucleare.

Fonte: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=74885

Nucleare/ Frattini: disarmo totale non è un miraggio

Roma, 11 nov. (Apcom) – Il totale disarmo nucleare è oggi possibile, “l’opzione zero non è più un miraggio politico ma un obiettivo concreto”. E’ quanto ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini durante il suo intervento al convegno “Impegno per un mondo senza ordigni nucleari”, a Roma. “Gli arsenali non saranno distrutti domani”, ma quello sulla non proliferazione adesso “non è un impegno di alcuni volenterosi ma un impegno istituzionale, consacrato dalle Nazioni Unite. Non è più un miraggio ma una prospettiva di lavoro”, ha spiegato il titolare della Farnesina. D’altra parte, Frattini ha sottolineato che “la riduzione degli armamenti deve essere inclusa come pilastro del nuovo trattato di non proliferazione che sarà ridiscusso il prossimo anno. “Il nostro obiettivo”, ha aggiunto, “è che migliaia di testate si riducano” in tempi brevi. “Siamo di fronte a un test per la credibilità”, ha concluso.

Opzione zero. Sul nucleare l’Italia ritiene “il disarmo la migliore assicurazione per il futuro del mondo”. Lo ha detto a SKY TG24 il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel giorno dell’apertura alla Farnesina dei lavori della Conferenza sul disarmo nucleare. “Con la nostra presidenza del G8 – ha aggiunto Frattini – vogliamo preparare il terreno al nuovo trattato internazionale sulla non proliferazione che si aprirà nel 2010”. Quanto alla minaccia, il ministro ha ricordato che “il pericolo proliferazione è in molti  paesi del mondo: c’è il Pakistan che ha l’arma atomica, i test nucleari in corso in Corea del nord, l’Iran che sta continuando ad arricchire l’uranio”.

http://video.sky.it/services/player/bcpid1659851015?bctid=19871728001

http://tg24.sky.it/tg24/politica/2009/04/16/Nucleare_Frattini_a_SKY_TG24_Italia_per_opzione_zero.html

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Traffici nucleari da Italia verso Africa e Medio Oriente

Posted by albagiorgio su 22 ottobre 2009

Traffici da Italia verso Mo? 007 spiavano sito

Gli 007 spiavano il centro Enea di Trisaia di Rotondella nel Materano

19 ottobre, 11:50 ROMA – In primo piano le attività nucleari svolte in un sito italiano e il sospetto di traffici illeciti di armi e materiale strategico e di rifiuti radioattivi; sullo sfondo, lo spionaggio svolto da agenti segreti di mezzo mondo intorno a quel luogo; nel mezzo, gli interessi della ‘ndrangheta per il business legato a quel traffico illecito. Sembra la trama di un film di spionaggio ed, invece, e’ il contenuto di un’inchiesta svolta dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza Francesco Basentini che ha riguardato il Centro Enea Trisaia di Rotondella (Matera), dove, a partire dagli anni settanta, è avvenuto il riprocessamento di combustibile nucleare. In quel centro del materano, riconverito ad attività di ricerca per l’ambiente e l’agro-alimentare, sono tuttora presenti, con elevato livello di protezione, 64 elementi di combustibile irraggiato, mai trattati, provenienti dal reattore nucleare americano di Elk River.

L’inchiesta giudiziaria ha determinato una richiesta di archiviazione (tuttora all’esame del gip) per diverse persone, compresi alcuni dirigenti del Centro, succedutisi negli anni, ed esponenti della ‘ndrangheta: gli accertamenti – si rileva dalle motivazioni del provvedimento – non hanno consentito di raccogliere prove, ma neppure di fugare i sospetti, sia per quanto riguarda l’ipotesi di traffico di armi e materiali strategici (in particolare plutonio, elemento base della bomba atomica, che l’Enea sostiene di non aver trattato nel Centro), sia per quanto riguarda il traffico di rifiuti radioattivi attraverso le cosiddette “navi dei veleni”.

A quasi 30 anni di distanza – ha osservato il pm Basentini – “é oggettivamente quasi impossibile ricostruire fedelmente cosa i vari organi, i tecnici e i soggetti titolari della politica nucleare abbiano fatto all’interno del Centro Trisaia nel corso degli anni” L’indagine ha fatto riemergere particolari già conosciuti su vicende note (tra le quali l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi); ma, soprattutto, l’interesse dei servizi segreti di diversi Paesi per le attività nucleare che avvenivano nel Centro della Trisaia. A parlare al magistrato dell’intrigo internazionale è stato Guido Garelli, il quale ha detto di essere stato ‘ammiraglio’ di un non meglio precisato esercito dell’Autorità Territoriale del Sahara Occidentale e ‘dignitario’ di un servizio d’intelligence che avrebbe operato nell’interesse del Regno Unito, con base a Gibilterra.

In possesso di tripla cittadinanza – iugoslava, italiana e del Sahara Occidentale – egli, proprio per conto dell’intelligence del Regno Unito, avrebbe spiato le attività del centro Enea di Rotondella, nel periodo durante il quale si svolgevano attività di ricerca e scambio informativo in ambito nucleare da parte dell’Italia e di Paesi mediorientale, con stages di tecnici iracheni e pakistani che frequentavano il centro. Gli anglosassoni – a dire di Garelli – ipotizzavano l’esportazione di armi, tecnologie e materiali radioattivi dall’Italia verso il Medio Oriente, che avrebbe consentito a Paesi di quell’area – Iraq e Pakistan in particolare – di dotarsi di armi nucleari. Garelli, peraltro, non sarebbe stato il solo a condurre attività informativa sul sito nucleare, in quanto – è emerso dalle indagini – anche la Cia, il Mossad e il Sismi (strutture di spionaggio rispettivamente di Stati Uniti, Israele e Italia) hanno svolto analoghe attività di intelligence per monitorare l’eventuale trasferimento di materiale strategico nei Paesi mediorientali. Ma il Centro della Trisaia non avrebbe interessato solo gli 007. Ha raccontato il pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti (che di recente, con le sue dichiarazioni, ha fatto ritrovare nel mar Tirreno il relitto di una nave probabilmente carica di rifiuti) che il clan Musitano, che operava nella Locride, si sarebbe servito dello stesso Fonti per mantenere i contatti con il Centro di Rotondella, nel quale sarebbero stati stoccati moltissimi fusti contenenti scarti di lavorazioni di materiale radioattivo.

La gran parte di quei fusti, con l’intervento dello stesso Fonti – ha raccontato quest’ultimo – sarebbero stati poi caricati a bordo di navi, con destinazione Somalia. Un’altra parte di quei bidoni sarebbe stata interrata in alcuni siti a ridosso della statale 407 “Basentana”, nel materano. I riscontri operati dai Carabinieri del nucleo tutela ambiente alle dichiarazioni di Fonti e di Garelli hanno dati risultati di segno opposto: nei siti materani indicati dal pentito della ‘ndrangheta non e’ stata trovata traccia dei fusti interrati; le dichiarazioni di Garelli hanno, invece, trovato diversi riscontri, uno addirittura insperato. Egli ha raccontato che una sera, sul finire degli anni ottanta, in occasione di una delle missioni in Basilicata per conto dei servizi segreti inglesi, era rimasto in panne alla periferia di Potenza mentre era a bordo di una Fiat Croma targata ETS 015 EM (ETS indicava Excercite Territoriel du Sahara). La vettura – ha riferito – era stata depositata in un impianto di un soccorso stradale ubicato nella periferia del capoluogo lucano per essere avviata alla demolizione. Quasi 20 anni dopo, i carabinieri hanno individuato quell’impianto e, quasi increduli, hanno avuto in consegna dal titolare una targa straniera: ETS 015 EM.

di Enzo Quaratino

Fonte ANSA

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2009/10/18/visualizza_new.html_988571370.html

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Il nuovo Ministro degli Esteri del Giappone: no all’uso di armi nucleari

Posted by albagiorgio su 24 settembre 2009

Estratto dall’intervista al nuovo Ministro degli Esteri giapponese, Katsuya
Okada (Partito Democratico del Giappone) – Traduzione dal Giapponese all’inglese di Philip White, del Citizens’ Nuclear Information Center. Traduzione da inglese in italiano su questo blog.

(Conferenza Stampa Inaugurale del Ministro degli Esteri, 17 Settembre  2009)

http://nettv. gov-online. go.jp/prg/ prg2758.html

Domanda posta dal giornalista del quotidiano Sankei Shimbun

“Relativamente al miglioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti d’America e il Giappone, in passato Lei ha detto che il Giappone dovrebbe chiedere agli Stati Uniti di fare una dichiarazione di non-primo-uso di armi nucleari. Come specificamente Lei intende procedere su questo punto? Quali sono i suoi punti di vista sulle ansie che la dichiarazione di non-primo-uso degli USA possa ridurre la fiducia nella deterrenza?”

Risposta del Ministro degli Esteri Katsuya Okada

“Il filo del mio argomento è stato di mettere in discussione che le nazioni le quali dichiarano la loro volontà di fare uso per prime di armi nucleari possano avere alcun diritto di parlare di disarmo nucleare, o di non proliferazione nucleare, in particolare di non proliferazione.

Da questa prospettiva, quello che io ho detto è che il primo-uso di armi nucleari non dovrebbe essere accettato. Io sono consapevole che esiste una varietà di punti di vista all’interno del Ministero degli Affari Esteri. Io spero di discutere della tematica con i funzionari del Ministero. Comunque, per quanto mi riguarda, non importa chi tu sia, non è possibile vedere che alcuno possa raggiungere altra conclusione. Io non credo che la deterrenza ne risulterebbe indebolita come risultato.”

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UE: Un mondo senza armi nucleari è possibile?

Posted by albagiorgio su 18 giugno 2009

Elezioni Europee 2009

Un mondo senza armi nucleari è possibile?
Sicurezza e difesa – 23-04-2009 – 16:44

L’aumento delle armi di distruzione di massa rappresenta una minaccia globale. Giovedì il Parlamento Europeo discute su come rafforzare il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e il ruolo dell’Unione Europea. Secondo te è un obiettivo raggiungibile? Come si può fare? Partecipa al dibattito on-line!

Se dopo la caduta del muro di Berlino la paura sembrava fosse destinata a finire, dal 2005 la preoccupazione per la corsa agli armamenti nucleari è forse addirittura aumentata. Dall’ultima riunione  dei membri del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, nel 2005 a oggi, la tensione non ha fatto che aumentare. basta pensare all’annuncio dellaCorea del Nord sul suo test nucleare e all’Iran con il suo un programma di arricchimento dell’uranio. E l’Unione Europea non è certo estranea.

Ma la Commissione Esteri del Parlamento Europeo vede anche segnali positivi. All’inizio di aprile a Praga, il presidente americano Barack Obama ha assicurato che gli Stati Uniti si impegneranno per un mondo senza armi nucleari.
Anche Francia e Regno Unito stanno gradualmente riducendo i loro arsenali.

L’UE deve scendere in campo

La verde tedesca Angelika Beer chiama l’Europa ad un maggior impegno: “I più grandi leader mondiali sono favorevoli al disarmo nucleare. È arrivato il momento che l’Europa assuma un ruolo di guida nel mondo”. La proposta è di adottare una Convenzione sulle armi nucleari che faccia da modello a un definitivo trattato di disarmo.

L’eurodeputata lamenta che “non tutti i Paesi UE sono seriamente intenzionati ad abolire le armi nucleari” e li mette in guardia di non prendere la relazione del Parlamento come “uno sterile elenco di intenti”.

“Un mondo senza armi nucleari è non solo desiderabile ma anche possibile. Lo sviluppo di energia atomica e soprattutto la disponibilità di armi nucleari costituirà sempre un pericolo per tutti”.

Più accertamenti e maggiori poteri all’Agenzia Internazionale Energia Atomica

Il rapporto richiama l’impegno UE annunciato nella “strategia contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa” del 2003, rivolgendo alcune raccomandazioni al Consiglio in vista della conferenza di riesame del Trattato che avrà luogo l’anno prossimo:

  • migliorare e rinforzare i controlli sul rispetto degli accordi internazionali;
  • mettere la produzione, l’uso e il ritrattamento di tutto il combustibile nucleare sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna;
  • istituire un trattato che ponga fine alla produzione di materiale fissile per scopi militari.


Fondamentale anche il dialogo internazionale, come raccomandato dai membri del Congresso americano e del Parlamento Europeo riuniti a Praga dal 18 al 20 aprile per il “dialogo legislativo transatlantico”: tutti d’accordo sul fatto che “il problema va affrontato insieme” e che “l’armamento nucleare dell’Iran non è accettabile”.

UE: Sondaggio Parlamento Europeo su armi nucleari

UE: Sondaggio Parlamento Europeo su armi nucleari


Qual è il tuo punto di vista?

A tuo avviso, come mettere fine alla proliferazione nucleare? Come per esempio convincere Corea del Nord e Iran ad abbandonare i loro programmi? I leader politici stanno facendo abbastanza? È possibile e desiderabile un mondo senza armi nucleari?
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