Wildfire Italia – Fuoco Selvaggio

'Per un mondo libero da armi nucleari' perchè chiunque ha nozione e coscienza di che cosa vuol dire un'esplosione nucleare si rende conto che disporre di migliaia di ordigni nucleari è stupido

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Riassunto finale Conferenza TNP Maggio 2010 – NPT-TV.net

Posted by albagiorgio su 27 giugno 2010

La seguente analisi, con immagini e links ad altri siti internet, è disponibile per il download in formato PDF al seguente collegamento:

https://postpartisanitalia.files.wordpress.com/2010/06/riassunto-finale-conferenza-tnp-maggio-2010-npt-tv-net.pdf

Tutti d’accordo a fare … niente? Come concordare in disaccordo
Una costosa dimostrazione di non-far-niente o l’unico passo in avanti a portata di mano? La Review Conference 2010 sul Trattato di Non-Proliferazione nucleare (TNP) ha prodotto un documento finale, adottato per consenso. Ribadisce le decisioni delle RevCon 1995 e 2000, afferma la necessitá del disarmo completo, il quale è stato ribadito in modo inequivocabile come obiettivo finale e dovrebbe, secondo il documento, svolgersi nel contesto di uno strumento giuridicamente vincolante, durante la sua fase finale. Il desiderio della maggior parte degli Stati di inserire orizzonti temporali vi è menzionato.
La conferma dello status quo si è vista nell’uso civile (né ulteriore cooperazione, né dissociazione dalla tecnologia per le sue caratteristiche inquinanti e la sua inadeguatezza per Stati in processo di sviluppo), nella nonproliferazione (Protocolli Addizionali non fissati come standard), nella condivisione nucleare NATO (queste parole non si trovano nel paragrafo in questione), nella questione della banca di combustibile nucleare (paragrafo soppresso). Appelli sono fatti agli Stati dotati di armi nucleari perché rispettino l’implementazione di assicurazioni di sicurezza negativi, intorno a
moratorie di produzione di materiale fissile, alla ratifica dei protocolli per zone prive di armi nucleari e alla diminuzione del ruolo di armi nucleari nelle dottrine sulla sicurezza. Iniziative bilaterali per diminuire il numero di testate sono state richieste e incoraggiate. Ci si aspetta i relativi rapporti ufficiali entro al 2014. Una conferenza sul Medio Oriente e la prospettiva di una zona priva di armi nucleari o di distruzione di massa è prevista per il 2012. Ma l’attuale governo Netanjahu ha già chiarito che Israele non intende parteciparvi.
Questi i primi dati. Ma come siamo arrivati a queste decisioni, chi ha voluto che cosa, quanto era raggiungibile, che cosa era stato concordato prima? Per saperne di più, di seguito l’analisi di Leo Hoffmann-Axthelm, NPT TV, “in diretta” dalla conferenza.
1 – USA e Iran bisticciano
Almeno ci siamo accordati. E’ un mondo duro, un mondo complicato, ma alcune certezze rimangono. L’Iran ha scelto di votare a favore del documento, così come tutti gli altri. Teheran così misteriosamente continua a chiudere un occhio sul faux-pas diplomatico dell’amministrazione Obama. Ad onor del vero devo dire che la delegazione degli Stati Uniti alla conferenza non aveva nulla a che fare con questo, e sicuramente nessuno avrebbe voluto
essere al posto loro, quando (persino loro!) appresero solo dai giornali, il 15 maggio, che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva raggiunto un accordo su nuove sanzioni contro l’Iran e consegnato il progetto al suo segretariato. Un punto di non ritorno, e nel bel mezzo della RevCon. Quo vadis? Non è certamente ovvio, almeno da una prima occhiata l’Iran non sembra reagire affatto. Che spiegazione c’è? Per ogni comunicazione, anche a scala globale, ci sono due aspetti. L’Iran per la sua parte ha deciso di intraprendere una collaborazione, molto probabilmente per evitare il rischio di nuove sanzioni – alle ultime di recente hanno aderito anche Cina e Russia, pur di norma meno disponibili. L’Iran ha immaginato che un riavvicinamento sia la miglior mossa diplomatica per il momento, e del resto: non vi è alcuna necessità di cambiare tattica nel bel mezzo di una conferenza che doveva esser usata proprio per riparare un po’ la propria immagine. Al contrario, l’Iran ha avuto a disposizione una scena più ampia per dimostrare la sua volontà di cooperazione, visto che non correvano alcun rischio che gli USA accettassero una qualunque proposta, allo stadio nel quale si trovano le negoziazioni al Consiglio di Sicurezza. In passato, era stato piuttosto l’Iran a
lasciar perdere, all’ultimo momento, tali accordi apparentemente negoziati per mettere in scena un rinnovato sforzo alla cooperazione.
Ma perché gli Stati Uniti si comportano in modo talmente maldestro? Anche se l’Iran ha chiuso un occhio questa volta, questo non poteva essere previsto, a giudicare da occasioni simili in passato. La spiegazione più convincente che ho incontrato è basata sulle priorità di politica internazionale. Queste non sono state decise dal Dipartimento di Stato, il ministero degli esteri americano, ma invece dalla Casa Bianca stessa: la squadra che negozia le sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’ONU è formata da un ramo distinto del servizio estero, e non mantiene nessuna comunicazione con quest’ultimo, lasciando così i diplomatici al TNP , desiderosi di ottenere risultati in linea con il famoso discorso di Obama a Praga, del tutto al buio circa la loro attività compromettente. Questo per spiegare come gli ordini sono stati eseguiti, ma perché farlo? Direi che questo si lascia spiegare pensando alla medializazzione della politica. La cronaca sul TNP è bassissima a livello mondiale, e questo è il motivo per il quale io sono qui a fare esattamente questo, con un gruppo di studenti. Mentre, d’altro canto, le risoluzioni del
Consiglio di sicurezza dell’ONU contro l’Iran sono un tema da prima pagina già mesi prima che vengano adottate e risuonano per anni. Questo è un grosso tema di politica internazionale, osservato da tutto il mondo. Così, mentre l’Iran ha ritenuto ragionevole dimostrare al mondo la sua buona fede attraverso il nuovo accordo Brasile-Turchia-Iran, Washington non era disposto a concedergli tre settimane in cui cullare il mondo in una nuova era di confidenza e colloqui.
Obama ha ritenuto opportuno togliere il vento da queste vele subito, annunciando sanzioni un solo giorno dopo l’accordo, nemmeno il tempo di prendere in considerazione il contenuto.
L’Iran puó aver previsto questo, e data per persa l’occasione, evitando di fare brutta figura alla RevCon, ha deciso di continuare l’approccio.
Il programma nucleare iraniano è sicuramente stato un argomento di enorme importanza alla conferenza, ma nella mia intervista con l’ambasciatore iraniano, l’onorevole Hamid Baeidi Nejad, non ha voluto lasciarsi convincere del fatto che maggior trasparenza, al livello degli accordi di salvaguardi CON i protocolli addizionali metterebbero l’Iran in una posizione tanto più favorevole nel richiedere con forza agli Stati dotati di armi nucleari di procedere, finalmente, e in modo più concreto e tempestivo le iniziative verso il disarmo ai sensi dell’articolo VI.
Tuttavia, data la pura natura civile del programma nucleare iraniano, questa trasparenza non dovrebbe costituire un prezzo troppo alto da pagare, giusto? Difendendosi da questo e da altri motivi di sfiducia (il progetto di missili balistici intercontinentali, attualmente in fase di sviluppo a ritmo sostenuto e troppo costosi per il solo scopo di indipendenza di satelliti o per il lancio di
testate contenenti qualcos’altro che non armi nucleari, sviluppo di esplosivi ad alta compressione utilizzato per raggiungere la massa critica in armi nucleari ad implosione, elevato numero di impianti di arricchimento attualmente previsto), l’ambasciatore Baeidi si è limitato a sostenere che il massimo di trasparenza è già stato raggiunto, che gli accordi di salvaguardia
AIEA già garantiscono la non-proliferazione, anche senza protocolli addizionali, puntando la sua attenzione invece sugli Stati dotati di armi nucleari e i loro modesti progressi nel disarmo per giustificare la posizione iraniana, appunto quella che non ci sarebbe bisogno per ulteriori sforzi nell’ ambito della non-proliferazione. Giusto, come ho potuto dimenticarmene?
E così già la questione si riduce ad un’opposizione fra gli articoli VI e IV. Una bella situazione per un do ut des. Un’attività che tutti i diplomatici si affrettano a negare. Ciò detto, circa il procedimento, possiamo ora avviare una contrapposizione tra ciò che gli Stati avevano chiesto, e perché, e che cosa hanno infine ottenuto.

Articoli I e II – Non-proliferazione
Stati dotati di armi nucleari e l’occidente richiesero di fissare standard più elevati di non proliferazione. Canada e l’Unione europea vorrebbero fare del protocollo aggiuntivo lo standard TNP. Includendo un appello a tutti gli Stati parti ad implementare questo, hanno ottenuto già più di quanto inizialmente previsto, anche se naturalmente lo stato giuridico degli protocolli addizionali non è vincolante. Cosa piuttosto difficile da capire è l’insistenza con cui gli
Stati NAM (i non allineati, non-aligned movement) in particolare (ma oltre l’Egitto e l’Iran anche il Brasile, un paese NAC – new agenda coalition, progressivi sul disarmo), provano a “difendersi” contro dette misure. Questo è il tipo di calcolo a somma zero che rende scambi del tipo do ut des essenziali: essi considerano i loro impegni di non-proliferazione come un bene, una sorta di carta vincente, che sono disposti a concedere soltanto se degnamente ripagati, in particolare attraverso impegni concreti verso il disarmo.
Cercando di giocare un ruolo mediatore, la Germania ha proposto di attirare gli Stati dotati di armi nucleari a maggiori impegni di non-proliferazione, con protocolli addizionali universali, al fine di togliere loro gli argomenti intorno alla necessitá di manterenere il ruolo attuale delle armi nucleari.
Il prossimo soggetto è un motivo di imbarazzo per gli Stati occidentali, vale a dire gli Stati NATO. Secondo questi, la condivisione nucleare NATO è giustificata dall’ambasciatore dell’Italia perché messa in atto prima del TNP, per cui ovviamente quest’ultimo non si dovrebbe applicare ad esso. Tuttavia la stragrande maggioranza degli Stati lo ritiene una violazione degli articoli I e II (non si devono trasferire, né ricevere armi nucleari). Gli stati riceventi sono piuttosto a disagio, ma a causa di pressioni all’interno dell’alleanza non osano muoversi, almeno non nel quadro del TNP. E’ un segnale positivo che la Germania e i Paesi Bassi hanno chiarito la loro volontà di disfarsi di queste armi. Sarà piuttosto il nuovo piano strategico NATO, atteso per l’autunno, a deciderne i destini e secondo Paul Ingram del British American Security Information Council la decisione potrebbe essere rimandata del tutto. È, d’altronde, un segno molto negativo che gli stati dell’NATO, nella loro arroganza, dichiarino esplicitamente che le decisioni strategiche dell’NATO non devono essere influenzate da “altri enti”, con il quale si intende il diritto internazionale pubblico nella veste del TNP. Ma il diritto non è soltanto un’altro Ente, anche se il diritto internazionale è spesso ridotto a questo, ma dovrebbe invece definire un quadro entro il quale i partecipanti possono operare. Non certo il contrario, e gli Stati occidentali farebbero bene a dare un buon esempio. Azione 5b, nelle versioni precedenti in cui la condivisione nucleare era inclusa, non lo menziona più.

Le moratorie sui test nucleari e le recenti ratifiche del Trattato di Eliminazione Complessiva dei Test Nucleari sono benvenute, i passi verso l’attuazione incoraggiati, così come le moratorie sulla produzione di materiale fissile da parte di alcuni Stati dotati di armi nucleari e l’incoraggiamento di avviare negoziazioni su un Fissile Material Cut-off Treaty (trattato sulla cessazione della produzione di materiale fissile) non-discriminatorio (cioè contenente le stesse prescrizioni e diritti per tutti) e multilaterale (ossia includendo TNP-paria India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) all’interno della Conferenza sul Disarmo a Ginevra, che è ormai bloccata da oltre 15 anni.

Articolo III – Controllo delle esportazioni
In realtà, gli Stati dotati di armi nucleari intendevano lodare il GFN (o NSG in inglese), il gruppo di fornitori nucleari, per l’impegno sui controlli delle esportazioni e quindi della non-proliferazione. Ma all’interno del contesto TNP, il GFN gode ormai di uno stato di paria: con l’accordo Usa-India mediato tra il 2005 e il 2009, attualmente in vigore, l’India riceve preziosa cooperazione nel settore nucleare civile, permettendo così all’India di deviare qualsiasi raccolta di uranio domestica al suo programma militare e comprare, invece, quello per l’utilizzo civile all’estero.
Secondo il TNP, una vasta cooperazione in questo campo è riservata ai membri del TNP: uno dei “vantaggi” che uno Stato “guadagna” abbandonando la propria sovranità a decidere sulle proprie capacità militari nucleari. L’accordo così compromette il TNP stesso, e lo fa con l’unanime benedizione del GFN.
Peggio ancora, la Cina si sentì ispirata a fare lo stesso con il Pakistan, anche se senza il permesso del GFN, e senza che il Pakistan firmasse accordi di salvaguardia con l’AIEA per i suoi impianti civili, come ha dovuto fare l’India.
L’Egitto, tra gli altri, era indignato dall’idea di lodare o persino solo menzionare un tale gruppo di vandali, però, o piú giustamente perché, il GFN applica effettivamente norme più severe rispetto al Zangger-comitato previsto dal TNP.

Articolo IV e V – Uso civile
Gli Stati non dotati di armi nucleari vedono il loro diritto all’energia nucleare ampiamente compromesso sia dai rigidi controllo delle esportazioni e da una sempre maggiore ingerenza dell’AIEA, mentre le possibilità di evitare gli accordi di salvaguardia diventano sempre più evidenti. Altri Stati provano a dissuadere del tutto questi Stati dall’idea dell’uso civile, un tema delicato, dato che i paesi de-industrializzati, con maggiori preoccupazioni per l’ambiente hanno un’altra idea di questo tipo di energia, mentre gli Stati emergenti la vedono generalmente come una benvenuta possibilità di diversificazione dell’economia, un passo nella direzione della ricerca tecnologica high-tech e come la soluzione per i problemi energetici. Eppure i problemi – come una rete elettrica forte e centralistica, il problema dei rifiuti e le preoccupazioni di sicurezza – sono nel complesso sfavorevoli per paesi emergenti e in via di sviluppo. Sembra piuttosto bizzarro che una conferenza sul disarmo definisca le strategie di sviluppo energetico per i paesi emergenti, ma questo fa parte della transazione iniziale per disincentivare
l’acquisizione di armi nucleari, ed è ripetutamente stato affermato che paesi come la Francia utilizzino il TNP come piattaforma di marketing per i loro reattori … Mentre si è persa per strada la menzione di una “fuel bank”, una banca per un ciclo di combustibile multilaterale, evitando il pericoloso ritrattamento e disincentivando lo sviluppo di capacità nazionali di arricchimento (e quindi dei rischi della proliferazione).

Articolo VI – Disarmo
Un orizzonte temporale per il disarmo completo ed irreversibile fa parte del documento solo nella forma di una debole affermazione che “la maggior parte degli stati lo favorisce”. Inoltre, l’ultima fase del disarmo dovrà necessariamente essere presa, secondo il documento, in un quadro giuridicamente vincolante, anche se una Convenzione Armi Nucleari non vi è
menzionata. Inoltre, non è incluso nessun chiarimento su quando questo dovrebbe accadere.
Anche Stati che affermano che “non sono contro una simile convenzione” non la vedono come necessariamente favorevole fino a tal punto, temendo che possa compromettere il TNP, non potendo raggiungere un numero di Stati grande abbastanza in und tempo abbastanza breve per sostituire il TNP. Avvocati di quest’ultima posizione argomentano che l’occasione non deve
essere perduta, e che il TNP e una convenzione potrebbero coesistere, completandosi a vicenda, così come il CTBT lo fa oggi.
Date precise sono state aggiunte solamente per la relazione relativa alla concreta attuazione dei 13 passi affermati nel 2000, il che probabilmente significa anche che l’attuazione concreta dovrà essere attuata entro il 2014, con un altro rapporto a causa della RevCon successiva del 2015. Ulteriori accordi sul disarmo bilaterale sono incoraggiati, mentre il nuovo trattato sulla riduzione delle armi strategiche (New START) tra Russia e Stati Uniti è stata apprezzata.
Zone prive di armi nucleari (articolo VII) sono benvenute nel complesso, mentre gli Stati dotati di armi nucleari sono incoraggiati a riconoscere e sottoscrivere i protocolli.
Articolo VIII – Questioni istituzionali
Gli Stati membri non hanno potuto concordarsi su un segretariato permanente incaricato di questioni organizzative, per il periodo tra le conferenze. Né hanno potuto raggiungere un consenso sulla possibilità di organizzare conferenze annuali e rafforzare i comitati preparatori (mini-conferenze precendenti le Review Conferences), allo scopo di togliere pressione dalle RevCon e rendere il TNP più flessibile.
Articolo IX – Universalità
Un appello ai rimanenti Stati ad aderire al TNP è stato, naturalmente, incluso. Comunque gli Stati hanno mancato l’occasione di includere una valida spiegazione di come questi stati dovrebbero riuscirci. Stando così le cose, lo possono fare solamente in qualità di Stati privi di armi nucleari, lasciandoli quindi con le due opzioni: di disarmare unilateralmente o, semplicemente, starne fuori.
Articolo X – Revoca
Molti stati, soprattutto dal gruppo occidentale, hanno voluto modificare le procedure di ritiro. Al momento, il ritiro non impedirà gli Stati in questione di dover rispondere a reati commessi mentre erano all’interno del TNP. Non è del tutto chiaro come i materiali acquisiti ai fini dell’uso civile dovrebbero essere resi. Una posizione progressiva ma ancora illusoria era di permettere il ritiro solamente agli Stati conformi con gli obblighi TNP.

L’audacia della speranza
Mentre molti osservatori, e probabilmente tutte le ONG, sono abbastanza delusi dal documento finale, ci sono abbastanza vantaggi ad avere un simile documento del tutto consensuale.
Provate a scegliere un film da vedere con 188 amici; il lavoro dei diplomatici sembra che sia stato sprecato, ma è stato apprezzata dagli analisti. Rebecca Johnson, dell’Acronym Institute for Disarmament Diplomacy, vede un forte valore simbolico in questo documento, che va senza possibilitá di dubbio nella direzione giusta, e loda i grandi problemi che sono stati superati per poter giungere a questo punto. L’ambasciatore austriaco, forte avvocato a favore del disarmo, durante l’intera conferenza si è mostrato molto soddisfatto del risultato, sottolineando alcuni benchmark (indicatori) che potrebbero essere utilizzati per misurare i progressi compiuti sino alla prossima RevCon nel 2015. Jonathan Granoff, Presidente della Global Security Initiative, loda tutti gli Stati membri per questo risultato e il documento finale come un passo importante verso la costruzione di un mondo privo di armi nucleari, sebbene avesse sperato di meglio, e inoltre vede una tendenza positiva, uno spazio politico in cui si puó effettivamente spingere verso il raggiungimento di un mondo più pacifico. Il suo appello agli
Stati è di cessare un modo di negoziare miope, e di agire, invece, in nome del bene.
Se gli Stati dotati di armi nucleari non produrranno una relazione sulle loro ulteriori attuazioni dell’articolo VI e i 13 passi del 2000, come richiesto dalla azione 5, entro il 2014, la mancata implementazione di qualsiasi di questi passi si tradurrà in una chiara violazione del TNP. Questa è la prima volta che un parametro concreto può essere stato stabilito dalla comunità TNP per
misurare il progresso sul disarmo.
Passi futuri
Eppure, d’altro canto, gli Stati dotati di armi nucleari e i loro alleati sono ancora “dipendenti” da armi nucleari, basano la loro sicurezza su di esse e le attribuiscono del potere. Che cosa deve cambiare di fronte a questo? C’è bisogno di qualcosa di nuovo, di uno strumento diverso dal TNP?
È emerso, durante la conferenza, che la maggior parte degli Stati considera le armi nucleari come incompatibili con il diritto internazionale umanitario (ovvero lo standard minimo che deve essere applicato anche in tempi di conflitto e di guerra). Inoltre, una maggioranza è favorevole a un divieto completo, includendo la previsione di date precise all’interno di un quadro giuridico.

Comunque il risultato raggiunto è debole, debole malgrado tutti gli Stati si siano dichiarati favorevoli a un mondo privo di armi nucleari, il che dimostra i limiti del TNP e la necessità di un ulteriore strumento. Alcune ONG hanno fatto pressione per dichiarare il fallimento della conferenza al fine di avviare invece negoziati per una convenzione con gli Stati progressisti, invitando quindi gli Stati dotati di armi nucleari ad aderire in maniera tempestiva. Eppure la maggior parte di questi Stati non ha nemmeno aderito alle ultime convenzioni simili, ad esempio la Convenzione sulle munizioni a grappolo o la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona.
Fra l’altro, aspettarsi la loro adesione a uno strumento non negoziato da loro sembra ben dubbio, per usare un eufemismo.

La luce alla fine del tunnel
Ma come garantirebbero effettivamente la sicurezza le armi nucleari? Non assicurano contro attacchi militari, in quanto le armi nucleari non potranno mai essere usate, di fronte agli inconvenienti morali ed economici, e questa possibilità di “vendetta”contro Stati non dotati di tali armi non è nemmeno inclusa nella nuova Nuclear Posture Review (NPR), la dottrina nucleare della amministrazione Obama. Esse sono inoltre inutilizzabili contro terroristi e quindi contro la minaccia principale individuata dagli Stati Uniti. Anche se questi ultimi continueranno a cercare di acquistare alcune delle enormi masse di uranio altamente arricchito e plutonio disperse per il mondo, per fabbricare una bomba cosiddetta “sporca”, il che non dovrebbe risultare troppo difficile, una volta procurata la materia prima.
Insistendo su questa argomentazione, il documento finale invita con linguaggio vincolante tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale umanitario, a prescindere dal contesto. La stessa frase può essere riformulata come segue: le armi nucleari non possono essere usate in alcuna circostanza. Nonostante il limitato carattere giuridicamente vincolante del documento, questo costituisce un punto di partenza piuttosto buona per discutere la questione aperta del perché le armi nucleari sono ancora lì al loro posto. Le armi nucleari possono allontanarsi dall’utilizzabilitá grazie all’inutilizzabiltà teorica, vale a dire l’attuazione di questa consapevolezza nelle dottrine di sicurezza nazionale. Allora, la salvezza dei posti di lavoro che dipendono dal complesso dell’ industria nucleare sará veramente l’unico filo da cui pendono le armi nucleari, prima che cadano nel cestino dei mali terreni oramai sradicati. Inoltre, non c’è davvero alcun motivo per tenere le armi nucleari in “hairtriggeralert” (custodia a un soffio dal lancio), o, in senso meno figurativo, in stato operativo. Esse devono essere messe fuori servizio a partire da oggi, da subito, così che per un lancio, invece degli attuali 30 secondi, ci vorrebbe almeno una mezz’ora in preparazioni. Nessuno sta puntando bombe contro nessuno, malgrado questo la mano poggia saldamente sul grilletto. Con migliaia di armi impiegate, fino a quando la probabilità di errori non è uguale a zero, il che non è mai, verranno prima o poi fatti degli errori.
Un approccio triplo: illuminando un pubblico più ampio possibile sull’inutilità in termini di produzione di sicurezza, l’inutilizzabilità in termini di morale e diritto internazionale umanitario, informando inoltre sui pericoli che derivano da questi dispositivi, puó servire per aumentare così la pressione su tutti i governi a lavorare con più urgenza all’eliminazione di queste armi.
Come Jonathan Frerichs Consiglio Ecumenico delle Chiese ha dichiarato in una delle più illuminanti interviste sulla nostra pagina, che figura anche come sequenza finale del nostro film Hairtriggeralert:
“Dobbiamo chiamarle per quello che sono, lentamente portarle fuori alla luce, alla luce del sole, e già allora nella pratica si autodistruggeranno, perché sono completamente, completamente inaccettabili “.
– Jonathan Frerichs, Consiglio Ecumenico delle Chiese Leo Hoffmann-Axthelm, Berlino, 6 Giugno 2010

Nel 2007 abbiamo fondato NPT TV per dar più visibilità alla diplomazia pro-disarmo nucleare e agli esperti della comunità ONG e di think tank e scienziati.
Dal 2007 al 2010, abbiamo prodotto più di 300 video, esaminando le conferenze preparatorie e di revisione del Trattao di Non-Proliferazione nucleare (TNP) e vari questioni in relazione con queste negoziazioni. Strada
facendo, anche noi abbiamo imparato un sacco sul funzionamento della diplomazia internazionale e sul sottile ma inestimabile contributo che la
società civile, rappresentata da Organizzazioni Non Governative (ONG), può dare. Rinforzati da una delegazione della School of International Studies della Università di Dresda, rieccoci alla Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione nucleare 2010, in breve 2010 RevCon, nella sede dell’ONU a New York, da dove stò scrivendo queste righe. Siamo molto emozionati di poter essere qui, e speriamo che i video e i blog vi divertano e vi siano utili, almeno tanto quanto lo è per noi produrli.
NPT TV – the most trusted name in nukes

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TNP 2010: Alla ricerca di consenso

Posted by albagiorgio su 28 maggio 2010

Alla ricerca di Consenso

New York, 24 Maggio

Senza un potere esecutivo internazionale che abbia un vero monopolio sulla violenza, la legge pubblica internazionale si lascia creare solo dal consenso: qual’è infatti il senso di costringere Stati ad adottare certe leggi, se poi non potranno in alcun modo essere costretti al rispettarle?

Questa è la situazione al TNP, dove da tre settimane 188 delegazioni ufficiali cercano di accordarsi intorno ad un documento finale che annunci il da farsi in materia nucleare, e cioè: non-proliferazione, uso civile e disarmo. Per l’Occidente e gli Stati detentori di armi nucleari, la priorità è il primo punto; per gli altri Stati, eccessivi controlli di non-proliferazione costituirebbero una minaccia al loro diritto all’uso civile, garantito dall’articolo IV TNP, per cui non sono disposti ad accettarli. La richiesta dell’Occidente, di fare dei Protocolli Addizionali lo standard requisito per accedere a tecnologie nucleari (invece delle salvaguardie con l’AIEA) non ha quindi nessuna possibilità di figurare nel documento finale, per quanto le stesse salvaguardie possano esser evitate fin troppo facilmente.

Invece, questi Stati danno molta più importanza al disarmo, come alcuni Stati occidentali, ad esempio Svizzera, Austria, Irlanda, Slovenia, Svezia. Tutti questi vedono soprattutto la discriminazione inerente al TNP come un grande ostacolo che deve, finalmente, esser superato. Seppure nella legge pubblica internazionale tutti i soggetti, gli Stati, siano degli eguali, nel TNP vi sono cinque Stati nucleari “ufficiali” e legali, mentre per tutti gli altri, acquisire questo stato sarebbe illegale. Eppure, nell’articolo VI, si conferma che un giorno tutte le armi nucleari saranno distrutte irreversibilmente e sotto stretto ed efficiente controllo internazionale, interpretazione che ci conferma John Borroughs dell’associazione internazionale di giuridici contro armi nucleari. Quest’impegno comunque non si prevede a una data precisa, ma è invece prospettato per il futuro, quando dovrà esser eseguito come azione circoscritta. D’altro canto gli altri Stati devono, entro novanta giorni dalla ratificazione del TNP e quindi in un tempo chiaramente definito e breve, mettere in atto un Accordo di Salvaguardie con l’AIEA, se vogliono evitare di violare il trattato e quindi di perdere ogni diritto al commercio con sostanze e tecnologie usate per l’uso civile dell’energia atomica.

Venti anni dopo la fine della Guerra Fredda non vi è più nessuna ragione per la quale gli Stati nucleari possano rimandare a domani i loro impegni, e Obama ha detto chiaramente e ripetutamente, come ha fatto anche la Russia, di voler continuare la strada del disarmo. Tuttavia, secondo la maggioranza degli Stati e ONG, il disarmo deve continuare molto più velocemente e senza modernizzare gli arsenali (mentre il numero di testate nucleari si abbassa, quelle rimanenti saranno più forti e più efficienti, per questo sono previsti 80 Miliardi $ nel Nuclear Posture Review americano). Mentre altri Stati nucleari come Cina e Francia dichiarano che cominceranno ulteriori riduzioni dei loro arsenali solo quando il numero di testate di Russia e USA si avvicini al loro. Per poter dar fiducia alle belle pubblicazioni colorate pubblicate da questi Stati, la comunità di Stati richiede, e in gran maggioranza, la definizione di una data esatta, per esempio il 2020, entro la quale il numero di testate e di veicoli di trasporto dovrà essere limitata al di sotto di un certo benchmark. Gli Stati nucleari argomentano che un tale accordo, se poi non fosse rispettato, indebolirebbe la fiducia nel TNP e costituirebbe quindi un pericolo di proliferazione, mentre la Francia chiede di aspettare un mondo con meno crisi come quelle nel Kashmir e nel Medio Oriente, rimandando il disarmo a un mondo futuro pacifico e senza conflitti; un mondo che non ci sarà mai – se non lo domandiamo noi stessi. Perché cambiare un sistema “che funziona”? Per esempio proprio per evitare che quelle guerre che pur sempre ci saranno, non possano mai esser condotte con armi che hanno il potenziale di distruggere il pianeta e tutta l’umanità.

È questo il punto più discusso, dove il consenso è ancora molto lontano: quello di richiedere, nel documento finale, l’inizio di una commissione preparatoria per una Convenzione Armi Nucleari entro l’anno 2014, e che, perlopiù, questa Convenzione sia 1) non-discriminatoria, 2) multilaterale, 3) che preveda strumenti di controllo internazionale e 4) dotata di una data esatta finale.

Cosa vuole dire tutto ciò?

1)    La Convenzione è non-discriminatoria se tutti gli Stati vi aderiscono alle stesse condizioni (e cioè che valga per tutti la regola che l’uso e il possesso di armi nucleari è proibito)

2)    Multilaterale: includendo coloro che non sono nel TNP, e cioè Corea del Nord, Israele, India e Pakistan.

3)    Strumenti di controllo internazionale efficiente sono indispensabili per creare la fiducia, da parte di tutti gli Stati, che è la condizione per buttare quelle armi che sono finora considerate la “sicurezza in casi estremi”.

4)    Entro un certo periodo, le armi devono essere inferiori a un certo numero: ma una metodologia per contarle deve essere predefinita (se si contano anche armi che non sono preparate per il lancio su una base, anche armi che sono smontate, anche armi che attualmente non possono esser usate perché invecchiate ecc.), e dei passi precisi devono prestabilire come e quando si entra nell’ultima fase, per poi arrivare a Zero.

Tuttavia tutto questo può succedere solo in base al consenso, e persino gli USA di Obama hanno chiarito di voler essere gli ultimi a eliminare le loro armi, e di voler mantenere uno stock di scienziati capaci di costruirne di nuovo in poco tempo (il che ribadisce il problema dell’irreversibilità scientifica).

Questo illustra che si tratta di un processo di piccoli passi, il che non è in sé un male, poiché ogni passo già porta a un mondo più sicuro. È quindi quasi certo che nel documento finale, se gli Stati riusciranno a trovare un qualche consenso, saranno inclusi appelli alla fine del trattato di Condivisione Nucleare OTAN, di cui fa parte anche l’Italia, con armi nucleari nelle basi aeree americane di Ghedi Torre e Aviano, visto che questo è certamente incompatibile con gli articoli I & II TNP, così come un appello a tutti gli Stati detentori di abbassare il più possibile il ruolo di armi nucleari nelle loro previsioni strategiche e tattiche di sicurezza nazionale. In tal modo delegittimerebbero le argomentazioni di militari e politici che credono di dover mantenere queste armi mostruose, dimostrando, finalmente, che la discriminazione del TNP non è eterna, ma fa parte di una convenzione fra Stati detentori di dispositivi che sono potenziali crimini di guerra e Stati che si sono accordati per non acquisire simili atrocità.

Sarà sicuramente riaffermato l’impegno, in sé, da parte degli Stati dotati di armi nucleari, di cercare di creare un mondo privo di armi nucleari, il che sarà un grande passo avanti in confronto alla conferenza del 2005 nella quale la delegazione di Bush aveva rifiutato di riconoscere alcun obbligo a riguardo. Ci sono comunque anche molti commentatori, fra Stati e ONG, che credono che la conferenza sia fallita, e che preferiscono che finisca piuttosto senza alcun documento che con un documento debole: la ritengono la migliore opzione, per poter cominciare a negoziare una Convenzione Armi Nucleari anche senza alcuni Stati, e cercare di farli entrare dopo. Ci si era comportati allo stesso modo anche per le convenzioni contro le mine anti-uomo e contro le bombe a grappolo, alle quali un numero crescente di Stati ha aderito.

Leo Hoffmann-Axthelm

leo@npt-tv.net

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